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รˆ tempo di potatura, e ad ogni contadino viene in mente questo proverbio dove la vite chiede di essere liberata del carico ingombrante di tralci dellโ€™anno precedente e di lasciarne lโ€™occorrente alla futura produzione, che meno sarร  meglio sarร .

รˆ risaputo che in viticoltura (ma la regola รจ applicabile universalmente) la qualitร  รจ inversamente proporzionale alla quantitร , quindi al potatore lโ€™arduo compito di cercare la giusta misura, per accontentare al contempo, vite ๐Ÿ๐Ÿ‡, enologo ๐Ÿ”ฌ๐Ÿง e consumatore ๐Ÿท๐Ÿ›.

I modelli di allevamento e potatura della vite da vino sono innumerevoli, ognuno con diverse varianti, alcuni legati alla tradizione dei luoghi, altri, piรน razionali, legati alle caratteristiche del vitigno da allevare e agli obiettivi enologici che il mercato richiede.

Oggi prendiamo in considerazione la potatura di una vigna allevata a Guyot unilaterale (dal nome dellโ€™inventore, il francese  Jules Guyot) detta anche a spalliera, che consiste nellโ€™eliminazione di tutti i tralci vegetati lโ€™anno precedente (vecchio capo a frutto – F.1) ad esclusione di due giovani tralci selezionati, a scelta del potatore, sul vecchio capo a frutto e sul vecchio sperone: uno, che si poterร  piรน o meno lungo, (mediamente  6-8 gemme) detto capo a frutto nuovo (F.1), destinato alla  produzione dellโ€™anno corrente ed un altro che si poterร  corto (mediamente 2 gemme) detto capo a legno (per semplicitร  sperone di rinnovo) (F.1), destinato al rinnovo del capo a frutto del prossimo anno; quindi, con la potatura si programmerร  sia la produzione corrente che futura, nelle modalitร  ritenute piรน consone dal viticoltore in funzione degli obiettivi di qualitร , produzione e comoditร  di allevamento tra cui la predisposizione alla meccanizzazione delle operazioni colturali inclusa la vendemmia.